programma pastorale COR 2016 2017

 

L’anno pastorale 2016-2017 chiude un triennio associativo che ha avuto fra i suoi connotati un forte tratto di memoria storica: le celebrazioni per i 70 anni di fondazione del COR (2015) e la ricorrenza dei 50 anni della nascita al cielo del nostro Fondatore, il Servo di Dio Arnaldo Canepa (2016), sono state occasioni di incontri, racconti, immagini, che hanno riacceso una luce sul sogno profetico dei tanti catechisti “pionieri” che ci hanno preceduto.
Un sogno sul fanciullo qualunque, innescato dalla stima nei suoi confronti, capace di intravedere in lui il germe di un uomo vero; un sogno sulla Chiesa di Roma, incarnato in un progetto di pastorale oratoriana, per vederla più accogliente e prossima ai piccoli della nostra città. Un sogno d’amore sul reale, con la forza di proiettarlo verso un futuro più grande, più bello. Le parole di Papa Francesco - in una delle immagini bibliche richiamate nel recente Convegno Diocesano - incrociano così la nostra esperienza associativa e incredibilmente le parlano:

“Gli anziani faranno sogni e i giovani avranno visioni” (cfr Gl 3,1). [...] In questa profezia contempliamo una realtà inderogabile: nei sogni dei nostri anziani molte volte risiede la possibilità che i nostri giovani abbiano nuove visioni, abbiano nuovamente un futuro.
[Papa Francesco - Convegno Diocesano 2016]

Grazie al sogno dei nostri padri siamo chiamati oggi a sviluppare una visione sul futuro: visione che avrà la possibilità di realizzarsi domani quanto più avremo il coraggio di prenderci cura del nostro presente, della realtà che ci circonda e che sempre ci interpella... Il futuro è adesso! 

Quali visioni dunque?

1. La nostra pastorale, sull’onda della spinta missionaria rilanciata gli scorsi anni, deve sempre rigenerarsi. Il metodo COR, per sua natura, è tanto efficace quanto più riesce a interpretare il contesto - parrocchiale e di territorio - in cui si innesta la proposta oratoriana. Di conseguenza deve crescere l’impegno da parte degli oratori a leggere le situazioni, a “dare un volto” ai temi e a raccogliere le sfide di prossimità che ci pone: un cuore aperto soprattutto verso i più fragili, che in questo tempo individuiamo specialmente nei migranti e nei ragazzi con disabilità.

Le nostre analisi sono importanti, sono necessarie e ci aiuteranno ad avere un sano realismo. Ma nulla è paragonabile al realismo evangelico, che non si ferma alla descrizione delle situazioni, delle problematiche – meno ancora del peccato – ma che va sempre oltre e riesce a vedere dietro ogni volto, ogni storia, ogni situazione, un’opportunità, una possibilità. Il realismo evangelico si impegna con l’altro, con gli altri e non fa degli ideali e del “dover essere” un ostacolo per incontrarsi con gli altri nelle situazioni in cui si trovano. Non si tratta di non proporre l’ideale evangelico, no, non si tratta di questo. Al contrario, ci invita a viverlo all’interno della storia, con tutto ciò che comporta. E questo non significa non essere chiari nella dottrina, ma evitare di cadere in giudizi e atteggiamenti che non assumono la complessità della vita. Il realismo evangelico si sporca le mani perché sa che “grano e zizzania” crescono assieme, e il miglior grano – in questa vita – sarà sempre mescolato con un po’ di zizzania. «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione», li comprendo. «Ma credo sinceramente che Gesù voglia una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità.
[Papa Francesco - Convegno Diocesano 2016]

Desidero sottolineare che l’attenzione dedicata tanto ai migranti quanto alle persone con disabilità è un segno dello Spirito. Infatti entrambe le situazioni sono paradigmatiche: mettono specialmente in gioco il modo in cui si vive oggi la logica dell’accoglienza misericordiosa e dell’integrazione delle persone fragili.
[cfr. AL n. 47]

L’Oratorio tuttavia non può ignorare il contesto familiare dei ragazzi: da alcuni anni abbiamo preso coscienza del potenziale che la proposta oratoriana ha anche sui genitori dei bambini noi affidati. Pur non dimenticando il destinatario privilegiato della nostra azione, dobbiamo necessariamente proseguire nello sviluppare prossimità verso le famiglie dei fanciulli, coscienti di come spesso l’Oratorio rappresenti l’unico “volto” della misericordia che esse riescano a incontrare. Ma non solo: avere a cuore la famiglia, significa anche guardare alle famiglie di domani; ne deriva un impegno ad educare i bambini e i ragazzi, fin dalla tenera età, all’ideale dell’amore donativo, alla bellezza del compiere scelte di vita piene e durature.

Le nostre famiglie, le famiglie nelle nostre parrocchie con i loro volti, le loro storie, con tutte le loro complicazioni non sono un problema, sono una opportunità che Dio ci mette davanti. Opportunità che ci sfida a suscitare una creatività missionaria capace di abbracciare tutte le situazioni concrete, nel nostro caso, delle famiglie romane. Non solo di quelle che vengono o si trovano nelle parrocchie – questo sarebbe facile, più o meno –, ma poter arrivare alle famiglie dei nostri quartieri, a quelli che non vengono. Questo incontro ci sfida a non dare niente e nessuno per perduto, ma a cercare, a rinnovare la speranza di sapere che Dio continua ad agire all’interno delle nostre famiglie.
[Papa Francesco - Convegno Diocesano 2016]

Il COR dovrà maggiormente sostenere gli oratori - nuovi e di consolidata tradizione - attivando sinergie utili allo scambio di esperienze e alla fruizione delle proposte associative. I Soci effettivi sono chiamati ad un impegno crescente in questa direzione, assumendo verso gli oratori, responsabilità dirette che possano esprimere “con un volto” tutta la prossimità dell’Associazione.

2. L’ambito formativo dovrà inevitabilmente riflettere le sensibilità pastorali evidenziate, proseguendo nella direzione del progettarsi secondo bisogni reali e concreti degli Oratori, in base a quanto sperimentato in questo triennio. La formazione da sempre costituisce il sostegno più evidente che il COR offre alle parrocchie di Roma: per questo anno pastorale si individuano in particolare due priorità relative al profilo del Direttore d’Oratorio e al Corso Allievi, con l’intento di articolare e proporre percorsi formativi loro dedicati.

Come aiuta dare volto ai temi! E come aiuta accorgersi che dietro le carte c’è un volto, come aiuta! Ci libera dall’affrettarci per ottenere conclusioni ben formulate ma molte volte carenti di vita; ci libera dal parlare in astratto, per poterci avvicinare e impegnarci con persone concrete. Ci protegge dall’ideologizzare la fede mediante sistemi ben architettati ma che ignorano la grazia.
[Papa Francesco - Convegno Diocesano 2016]

3. Emerge sul fronte associativo il desiderio di significare ancora più in profondità la nostra esperienza di servizio come Catechisti d’Oratorio nonché quella vocazione peculiare che appartiene al Socio Effettivo del COR. Si tratta di illuminare di senso la proposta che rivolgiamo a tutti coloro che si impegnano in Oratorio e in Associazione: dagli allievi catechisti che iniziano il loro percorso di discernimento, ai giovani catechisti che con dedizione si spendono per i più piccoli nonostante la complessità del nostro tempo, fino a coloro che chiedono di vivere più intimamente la chiamata all’Oratorio, promettendo a Maria Domina Nostra la fedeltà al carisma del COR. La dimensione del servizio, se non accompagnata da un cammino identitario e comunitario, esaurisce presto la sua portata. Per questo il sogno di “Canepa” sul Catechista d’Oratorio, dal profilo laicale e al contempo pienamente inserito in una dinamica ecclesiale, caratterizzato da un peculiare carisma, deve trovare presto compimento. Si tratta chiaramente di un cammino che può essere compiuto solo in una logica comunionale, abbandonando steccati e ideologie.

Una delle tentazioni (cfr AL, 229) alla quale siamo continuamente esposti è avere una logica separatista. E’ interessante. Per difenderci, crediamo di guadagnare in identità e in sicurezza ogni volta che ci differenziamo o ci isoliamo dagli altri, specialmente da quelli che stanno vivendo in una situazione diversa. Ma l’identità non si fa nella separazione: l’identità si fa nell’appartenenza. La mia appartenenza al Signore: questo mi dà identità. Non staccarmi dagli altri perché non mi “contagino”.
[Papa Francesco - Convegno Diocesano 2016]

L’Associazione inoltre è chiamata a ritoccare alcune sue forme “operative”, con particolare riferimento all’organizzazione interna delle commissioni di lavoro, alla partecipazione dei più giovani alla vita associativa e al “decentramento” della stessa sul territorio, attraverso una ancora maggiore valorizzazione dell’attività delle Zone.

4. La vita associativa e il nostro impegno pastorale per essere proficui devono essere alimentati da una vita spirituale sempre più incarnata nel tessuto dell’Oratorio. Un continuo “mettere in controluce” l’esperienza di Arnaldo Canepa con quella più modesta di noi catechisti, può aiutarci a “puntare alto” nella nostra vita di fede, anche con l’aiuto di piccoli impegni quotidiani di preghiera per la nostra Opera e per le intenzioni della nostra comunità.

5. I difficili tempi che viviamo ci offrono infine un’opportunità e una nuova sfida in ambito amministrativo. Prendersi cura del futuro della nostra amata Associazione, per consentirle di servire sempre di più le parrocchie di Roma nel sostegno alla pastorale oratoriana, significa iniziare a maturare come comunità nella consapevolezza e responsabilità della nostra missione anche in riferimento agli aspetti più concreti: il funzionamento dell’organizzazione, i processi di gestione e le risorse economiche. I soci sono pertanto chiamati ad un impegno crescente sotto questo profilo, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, così da iniettare energie creative, sviluppare buone pratiche e consolidare un profilo di socio adulto.

Se constatiamo molte difficoltà, esse sono un invito a «liberare in noi le energie della speranza traducendole in sogni profetici, azioni trasformatrici e immaginazione della carità»
[cfr. AL n. 57]

In conclusione, crediamo profondamente che l’Oratorio abbia il compito e la capacità di far sognare la realtà: non solo osservarla e comprenderla, ma “amarla e stimarla” al punto di vedere nelle situazioni concrete il bello che esse possono generare. “È la fede che ci spinge a non stancarci di cercare la presenza di Dio nei cambiamenti della storia”.
Nell’era della “realta aumentata” - per la verità aumentata di informazioni ma scarsa di idee e valori - l’Oratorio sa far emergere il “di più” delle persone e delle cose, perché vive di una grande positività: è la gioia del Vangelo, che innerva le sue relazioni e le sue strutture; è la passione missionaria, che lo muove verso tutti i ragazzi di oggi, con la consapevolezza che sognando con loro e per loro si costruisce la realtà di domani.

Questo ci impone di uscire dalle dichiarazioni di principio per addentrarci nel cuore palpitante dei quartieri romani e, come artigiani, metterci a plasmare in questa realtà il sogno di Dio, cosa che possono fare solo le persone di fede, quelle che non chiudono il passaggio all’azione dello Spirito, e che si sporcano le mani.
[Papa Francesco - Convegno Diocesano 2016] 

Affidiamo a Maria Domina Nostra i sogni nostri e di tutti gli Oratori della città; il futuro è adesso e vogliamo viverlo insieme!

Letto 52 volte Ultima modifica il Mercoledì, 02 Novembre 2016 15:01